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Prevenzione legionellosi e indicazioni per la realizzazione di impianti a rischio

  • 17 Novembre 2015

Linee guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi del 7 maggio 2015: le novità principali – parte 5

Per la prima volta le nuove linee guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi pubblicate il 7 maggio 2015 si prendono carico di dare indicazioni specifiche in merito alla progettazione degli impianti considerati “a rischio”, ossia in particolare:

  • impianti idrosanitari
  • impianti aeraulici
  • impianti di raffreddamento a torri evaporative e condensatori di vapore
  • piscine ed idromassaggi alimentati ad acqua dolce

Tali indicazioni definiscono altresì le modalità di realizzazione e gestione di suddetti impianti al fine di minimizzare quanto più possibile la probabilità di contaminazione batterica, perfettamente consapevoli che non esiste sistema in grado di garantirne la totale eliminazione.

Senza entrare nel dettaglio di ciascuna singola prescrizione, andiamo ad elencare le più significative e quelle che rappresentano una novità rispetto alle linee guida del 2000.

  1. impianti idrosanitari
  • la temperatura dell’acqua fredda non deve superare i 20 °C;
  • i serbatoi di accumulo devono essere ispezionabili e dotati di valvola di spurgo nonché di rubinetto di prelievo campioni ad altezza non inferiore di 1/3 del serbatoio;
  • i materiali degli accumuli devono essere tali da garantire la possibilità di eseguire adeguati trattamenti di disinfezione;
  • la temperature di distribuzione dell’acqua calda sanitaria deve essere mantenuta al di sopra dei 50 °C;
  • negli impianti con rete di ricircolo la temperatura dell’acqua calda sanitaria:
    1. deve essere mantenuta a T ≥ 60°C nei serbatoi di accumulo;
    2. non deve scendere sotto i 50°C alla base di ciascuna colonna di ricircolo.

Inoltre si ribadisce che, qualora le temperature di sicurezza non possano essere rispettate a causa di problemi tecnici, occorre predisporre un sistema di disinfezione alternativo, al fine di compensare tale mancanza ed ovviare all’impossibilità di controllare il rischio proliferazione batterica con il ricorso a temperature al di fuori dell’intervallo di sviluppo delle Legionelle (20 ÷ 50°C).

  1. impianti aeraulici
  • prese d’aria esterna: devono essere poste a idonee distanze (20 m o 50 m) rispetto alle fonti di emissione di aria contaminata (torri di raffreddamento, camini, etc.);
  • filtri: utilizzare filtri particolarmente efficaci (Eurovent EU7 e EU 8/9);
  • sistemi di umidificazione: non utilizzare sistemi che prevedano la stagnazione di acqua (meglio l’umidificazione a vapore);
  • batterie di scambio termico: gestire le vasche di raccolta della condensa in modo che non rappresentino focolai di proliferazione batterica;
  • silenziatori: utilizzare materiali fono assorbenti il meno porosi possibile;
  • canalizzazioni: creare tutte le condizioni possibili affinché siano ispezionabili, pulibili e non siano fonte di proliferazione batterica (evitare l’utilizzo di tubi corrugati etc.).
  1. impianti di raffreddamento a torri evaporative e condensatori di vapore
  • tali impianti non devono essere installati:
    1. in prossimità di finestre, prese d’aria a parete di edifici, prese d’aria di impianti di condizionamento, in modo da evitare che l’aria di scarico proveniente dalle torri e dai condensatori evaporativi entri negli edifici;
    2. in zone destinate a frequentazione o raccolta di pubblico.
  • i materiali costruttivi devono resistere all’azione aggressiva dell’acqua, del cloro e di altri disinfettanti;
  • le amministrazioni locali o gli Enti delegati devono predisporre e curare la tenuta di un apposito “Catasto” delle torri di raffreddamento a umido e dei condensatori evaporativi esistenti, da implementarsi mediante notifica da parte dei responsabili degli impianti di raffreddamento.

Al fine poi di rendere efficaci tutte le prescrizioni previste, a livello di progettazione vengono stabilite per ciascuna tipologia di impianto tutta una serie di azioni da mettere in atto attraverso un corretto piano manutentivo che andrà ovviamente rigorosamente documentato attraverso un apposito registro.

Infine, in caso di eventuale verificarsi di un cluster, deve essere presa in considerazione sia l’ipotesi di disattivazione degli impianti responsabili della contaminazione che di sospensione della struttura stessa.

(agg. 7 maggio 2015)