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Legionellosi: le principali novità

  • 19 Ottobre 2015
Linee guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi del 7 maggio 2015: le novità principali – parte 2 Le linee guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi pubblicate sulla gazzetta ufficiale del 7 maggio 2015 esordiscono evidenziando il notevole incremento negli ultimi anni del numero dei casi di legionellosi nei paesi industrializzati, attribuendone le cause sia al miglioramento degli strumenti diagnostici disponibili, collegato alla maggiore sensibilità dei clinici nei confronti della malattia, sia all’aumento dell’esposizione al batterio dovuto all’incremento del turismo, della frequentazione di centri benessere e alla sempre più diffusa installazione di impianti di condizionamento centralizzati negli ambienti ad uso collettivo, dotati di torri evaporative. Di seguito in tabella 1 vengono indicati i fattori di rischio per infezione da Legionella suddivisi per categoria di esposizione.  

Tabella 1.             Fattori di rischio per infezione da Legionella per categoria di esposizione (Legionella and the prevention of legionellosis WHO, 2007).

Fattori di rischio per infezione da Legionella per categoria di esposizione In tabella 2 invece vengono riportati i casi rilevati in Italia suddivisi per regione dal 2009 al 2013.

Tabella 2.             Casi di legionellosi notificati per regione in ordine geografico da Nord a Sud e per anno nel quinquennio 2009-2013

Regione 2009 2010 2011 2012 2013
Piemonte 78 69 75 55 77
Valle D’Aosta 3 3 3 5 2
Lombardia 451 455 363 420 428
P.A. Bolzano 20 9 11 22 23
P.A. Trento 40 51 48 47 31
Veneto 82 96 60 130 82
Friuli V. G. 16 22 19 25 23
Liguria 29 36 22 17 46
Emilia R. 102 122 95 147 142
Toscana 132 97 94 116 127
Umbria 15 19 22 34 26
Marche 23 26 19 37 25
Lazio 117 104 63 151 153
Abruzzo 5 9 13 21 24
Molise 1 0 1 1 0
Campania 51 81 46 72 74
Puglia 20 14 16 24 26
Basilicata 0 7 5 7 16
Calabria 7 3 6 6 3
Sicilia 10 6 20 10 15
Sardegna 5 5 7 3 4
Totale 1207 1234 1008 1350 1347
Si tenga conto che il tasso di mortalità è attestato tra il 10% e il 15% e che, se le precedenti linee guida individuavano tra i fattori di rischio un’età generalmente superiore ai 60 anni, la normativa recente l’ha abbassata a 40 anni, prendendo atto di un coinvolgimento di popolazione decisamente maggiore. Detto questo si consideri che si sono riscontrate in natura ben 61 specie di Legionella tra cui la pneumophila ha il ruolo predominante nel causare la malattia associata, ma essa stessa è caratterizzata da ben 16 sierogruppi di cui il primo è certamente il principale responsabile della patologia. A fronte di queste considerazioni, viene amplificato il ruolo strategico della sorveglianza epidemiologica sia a livello nazionale che a livello internazionale. Infatti oltre a ribadire l’obbligatorietà della notifica dei casi di legionellosi all’autorità sanitaria (ISS), viene a tale scopo istituito uno specifico “Registro Nazionale della Legionellosi” in cui far confluire le schede di sorveglianza relative ai casi accertati, nonché vengono nominati i laboratori nazionali di riferimento a cui indirizzare i campioni ambientali nei casi di cluster (due casi nella stessa struttura in due anni). A livello internazionale viene fatto riferimento al programma europeo ELDSNet coordinato dall’ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control), il quale ha lo scopo di coordinare il monitoraggio dei casi a livello Europeo; è costituito da due membri per ogni nazione aderente e dopo aver informato l’OMS pubblica sul sito l’elenco delle strutture che a seguito dell’identificazione di un cluster, non ottemperano a quanto prescritto dalle normative internazionali. Esiste infatti a tale scopo una serie di evidenze documentali da presentare all’ECDC attraverso gli organi di controllo nazionali (ASL, ISS, etc.) che attestino che la struttura ha preso in carico il problema della contaminazione batterica e della sua prevenzione. Flusso ECDC (agg. 7 maggio 2015)