• Home |
  • Disinfezione: quali sono i rischi?

Disinfezione: quali sono i rischi?

  • 4 Settembre 2015

Il più comune e diffuso rischio per la salute associato al consumo di acqua da bere è costituito dalle malattie infettive provocate da batteri, virus e parassiti presenti nelle acque cosiddette non potabili. Tra i circa 800 milioni di esseri umani che vivono senza acqua potabile, sono oltre 3 milioni coloro che muoiono di malattie causate dal consumo di tale acqua o indotte dalla rete fognaria inefficiente quando non assente del tutto.

In natura un’acqua microbiologicamente sicura è una risorsa rara: le acque di superficie sono di fatto sempre contaminate, mentre anche le acque sotterranee, seppur più protette dall’ambiente esterno, possono essere contaminate da batteri patogeni a causa di infiltrazioni di svariate origini (vedasi ad esempio l’articolo “Acqua potabile: non tutto è come sembra!”).

Il lavoro svolto da diversi studiosi alla fine del XIX secolo, ha prodotto come risultato lo sviluppo del concetto di “inquinamento microbiologico” e la presa di coscienza delle modalità di sviluppo di molte malattie contagiose. Nacque così la prima tecnica di disinfezione dell’acqua destinata all’uso potabile, con il cloro che venne utilizzato per la prima volta negli Stati Uniti nel 1896 unitamente ad una filtrazione lenta su sabbia.

Ne è passata di acqua “sotto i ponti” da allora, e pur essendo state messe in pratica le più disparate tecniche di potabilizzazione ed utilizzate svariate sostanze disinfettanti, i prodotti a base di cloro restano ad oggi i più diffusi (a proposito vedasi un breve “trattato” nell’articolo “Disinfezione Legionella: metodi a confronto”).

Si sa, ogni medaglia ha un suo rovescio! Verso la fine degli anni ’80, infatti, ci si accorse che le acque sottoposte a “clorazione” contenevano alcune sostanze estranee, definite poi “sottoprodotti della disinfezione”. Ad oggi ne sono stati identificati oltre 600, ma circa il 70% resta indeterminato.

Non ci soffermiamo in questa sede a spiegarne la formazione, in quanto sarebbe necessaria una buona conoscenza della chimica di base, e tantomeno ad elencare tali sostanze, ma ne valutiamo l’effettiva pericolosità per la salute umana. Citiamo ad esempio due tra le sostanze più temibili, ossia i trialometani ed il clorito, i quali sono stati oggetto di studi e test sugli animali che ne hanno evidenziato i vari livelli di tossicità. Esiste un rapporto diretto tra l’assunzione di sottoprodotti e l’insorgere del cancro alla prostata, all’intestino ed al retto, mentre altri studi hanno evidenziato disturbi alla nascita (al cuore, al sistema respiratorio ed alle vie urinarie dei neonati). I dati sembrano allarmanti e ci spingerebbero a rinunciare alla disinfezione dell’acqua, ma i problemi per la salute umana derivanti dall’assunzione di acqua non potabile sarebbero esponenzialmente più elevati!

Cosa fare a questo punto per limitare i “danni”? Innanzi tutto la scelta della tecnica di disinfezione e dei prodotti chimici da utilizzare non va lasciata al caso, bensì studiata in funzione dell’analisi dell’acqua e del tipo di impianto. Esistono inoltre diversi sistemi di abbattimento dei sottoprodotti, che pur rimanendo nei limiti stabiliti dalle norme nazionali ed internazionali, abbiamo capito non essere ben graditi dal nostro corpo. Tali sistemi vanno considerati come “trattamento finale” o “al punto d’uso”.

Il compito dell’acquedotto è quello di garantirci un’acqua “disinfettata”: l’eliminazione del disinfettante residuo e, soprattutto, dei sottoprodotti della disinfezione deve avvenire solo alla fine, ovvero all’uscita dal nostro rubinetto, e l’acqua così “depurata”, nonché organoletticamente molto più gradevole, andrà bevuta nell’immediato.